Uno scatto veloce, dopo una giornata uggiosa, nel breve lasso di tempo tra il cielo che inizia a rasserenarsi e il calare dell’oscurità. Trattasi di quel momento di imbrunire, prima del tramonto, quando i colori iniziano a cambiare e tutta l’ambiente assume toni rosati, caldi prima dell’accendersi completamente con quei colori infuocati tipici proprio del tramonto.
Un breve lasso di tempo in cui il cielo si inizia a rasserenare prima del tramonto e dell’oscurità.
Dalla strada verso l’alpe di Catenaia guardando verso Arezzo si può ammirare questo scorcio che mostra quasi completamente un ambiente non edificato salvo qualche piccola eccezione, paesaggio che in alcune condizioni, come al tramonto, non manca di mostrare qualche spettacolo o immagine emozionante.
Inondazione Parco Lambro, breve resoconto fotografico.
Propongo una serie di scatti, volutamente delle istantanee per trasmettere il più possibile il sentimento dello scampato pericolo (inondazione Parco Lambro).
Volutamente la galleria carica in ordine casuale ogni volta perché vuole essere solamente una galleria e non un reportage.
E’ impressionante vedere quanto velocemente un fiume può modificare il suo comportamento abituale e invadere spazi che normalmente vengono considerati sicuri.
Queste emergenze sono sempre più frequenti e c’è da domandarsi quanto l’uomo sia responsabile e quanto sia un normale evolversi del clima.
In quasi 10 anni a Milano, per la prima volta vedo il Lambro minaccioso nel Quartiere Feltre tanto da invadere la strada sotto la tangenziale, prima della rotonda del cimitero di Lambrate.
In avvicinamento al nuovo laghetto
Un laghetto dove prima c’erano i prati
L’acqua che invade il parco lambro
Il Lambro che si riversa nello stagnetto
In avvicinamento al nuovo laghetto
La nebbia che sale dei prati recentemente inondati
Il livello del fiume ancora molto alto
Il livello del fiume ancora molto alto
Alberi in riva all’ex stagnetto
Il livello del fiume ancora molto alto
Tracce del passaggio del fiume sulla strada, con sedimenti
Parte recentemente asciutta
La furia dell’acqua che scende dopo aver rotto l’argine
Il livello del fiume ancora molto alto
Il livello del fiume ancora molto alto
Tracce di sedimenti del fiume sulla strada
Un laghetto dove prima c’erano i prati
Tracce del passaggio del fiume sulla strada
Il livello del fiume ancora molto alto
Alberi in riva all’ex stagnetto
Un laghetto dove prima c’erano i prati
Contemplando la massa d’acqua
Il Lambro invade i sentieri del Parco
Il Lambro che si riversa nello stagnetto
Il livello dell’acqua scende, dopo essere arrivato a 3,5 mt circa
La gente, passata la paura che si avvicina al fiume
L’acqua che invade i sentieri
La furia dell’acqua che scende dopo aver rotto l’argine
Dopo il giro nel parco restituito dal fiume all’uso comune la sensazione è di scampato pericolo.
In fondo il fiume ha fatto pochi danni, tutto sommato non scorre poi così veloce e fortunatamente il piano regolatore non ha mai permesso troppe costruzioni così a ridosso del fiume.
Fortunatamente le previsioni si sono rilevate corrette come indicato qui.
Se qualcuno volesse usare queste foto deve solamente chiedere, comunicarmi dove verranno pubblicate, a patto che venga citato questo spazio e non vengano rimossi i miei marchi.
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Potete scrivermi dalla pagina “contattami” per qualsiasi informazione o per l’utilizzo delle immagini o per averne a maggior risoluzione.
Citazione leopardiana. Devo dire che tutte le volte in cui mi trovo nella situazione in cui c’è qualcosa che nasconde, fa intravedere spazi più ampi, mi viene in mente questo canto di Leopardi. E sorrido. E la mente vaga.
E la Natura che si dimostra più forte dell’uomo, l’albero che cresce in un posto improbabile.
E in quest’epoca di colori sparati, immagini ipernitide, spesso rese ipernitide ad arte, mi diletto a esprimere una malinconia, di cosa non si sa, con un pallido tramonto e una luce piatta su un soggetto che già di suo è malinconico.
Continua il viaggio, lasciandosi San Sebastian alle spalle, passato Bilbao, ci fermiamo a Castro, piccolo centro sull’oceano meritevole di una visita anche breve.
In visita al Cristo di San Sebastian, in cima al monte Urgull, nonostante la vicinanza al mare il clima evidentemente permette la formazione di licheni. Il contrasto cromatico è molto bello nonostante la luce piatta data dalla vegetazione fitta.
Licheni su una massicciata di contenimento della statua del Cristo di San Sebastian, in cima al monte Urgull
Sì perché non si può non usare i nomi baschi nelle terre basche. Come non potevo non scattare questa foto.
La padrona tiene in braccio il cane come per proteggerlo guardando incuriosita in spiaggia un tizio che scriveva cose incomprensibili sulla sabbia lasciata libera dalla bassa marea.
Cane basco a San Sebastian in braccio alla sua padrona.
Non sono tipo che si fa intenerire facilmente ma diciamo che questa scena mi ha trasmesso un qualcosa che ci si avvicina.
Potevo sperare che fosse anche a centro fotogramma? Sono anni che do la caccia ai fulimini e mi trovo sempre robette in pieno giorno, con tantissima luce, ecc…
Qui c’era anche l’arcobaleno. Doppio.
Un temporale in zona montuosa sull’appennino casentinese. Compare l’arcobaleno e poco dopo riesco a immortalare anche il fulmine!
Sebbene in città l’inverno non si sia quasi sentito, qua e là ha fatto sentire più che altre volte la sua presenza.
Queste fotografie sono state scattare a Santa Maria Maggiore, in Val Vigezzo il primo dell’anno.
Dopo le copiose nevicate e un freddo intenso, il fondo valle si presentava coperto di una coltre bianca ininterrotta.
Camminando a fondo valle domandandosi se sarebbero durate di più le batterie della reflex con -8°C oppure le mie dita, per immortalare un paesaggio spettacolare, insolito anche per posti di montagna dove nevica tutti gli anni.
Il ghiaccio, depositatosi dall’umidità atmosferica si deposita sui rami degli alberi
I rami spogli degli alberi che di solito si stagliano con gran contrasto contro il cielo chiaro, sono quasi resi invisibili dal ghiaccio che li ricopre quasi completamente.
Il ghiaccio, depositatosi dall’umidità atmosferica si deposita sui rami degli alberi
Non è neve depositata, bensì ghiaccio che li ha ricoperti poco alla volta causato dal depositarsi dell’umidità atmosferica a temperature molto sotto lo zero.
Il ghiaccio, depositatosi dall’umidità atmosferica si deposita sui rami degli alberi
Il ghiaccio ricopre qualsiasi superficie, inclusi i cavi di un viadotto elettrico.
Il ghiaccio cristallizza su qualunque superficie che faccia da nucleo di condensazione, come su tutti i componenti di questo punto di sezionamento della rete elettrica.
Le cancellate. E’ affascinante vedere quanto sia ordinata la struttura cristallina del ghiaccio che si forma in cristalli per via dell’umidità atmosferica.
Il ghiaccio che si è formato su questa cancellata quasi ne nasconde la struttura in ferro battuto, formando dei cristalli perfetti che quasi coprono completamente tutta la cancellata.
I colori del tramonto si riflettono sul ghiaccio che ricopre tutto.
Il ghiaccio, depositatosi dall’umidità atmosferica si deposita sui rami degli alberi
Tutto bianco, tutto candido e tutto gelato.
Il ghiaccio, depositatosi dall’umidità atmosferica si deposita sui rami degli alberi
La piscina all’aperto chiusa per la stagione fredda. Ho idea che comunque prima del disgelo sia difficile aprire.
Il lucchetto che chiude la piscina all’aperto di Santa Maria Maggiore. D’inverno.
Nonostante il tanto freddo, camminare sulla neve ha sempre il suo fascino.