Il Pizzo Ragno al tramonto, con vento forte dopo una nevicata. La neve si alza sul crinale e viene trasportata dal vento.
Sono attimi che vanno catturati molto in fretta in quanto la luce cambia molto rapidamente sul far del tramonto.

Fotografie naturalistiche
Gironzolando per l’isola di Maiorca, ho avuto il piacere di imbattermi in questa farfalla, detta anche Sfinge Colibrì. Spesso infatti questa farfalla viene confusa con il colibrì per via del suo modo di spostarsi da un fiore all’altro e di nutrirsi di nettare.
Ho anche discusso con una persona del posto, facendo vedere i dettagli da insetto e non da uccello sullo schermo della reflex ha iniziato a mormorare:”No mariposa… Colibrì, colibri, colibrì…”
Dopo una nevicata non indifferente, il 5 dicembre, iniziano a formarsi qua e là dei banchi di nebbia che sembrano danzare da una parte all’altra della vallata.
Da guardare in Full HD.
Mattina autunnale dopo la prima nevicata in Val Vigezzo. Grazie all’inversione termica si forma una nebbia gelata che viene spinta in su e in giù ma non si dissolve più di tanto finché il sole non la dirada solo in parte.
In basso un gruppo di cavalli si sposta sulla neve.
Da guardare in Full HD
960 fotogrammi a intervalli di 5 secondi. 125 mm F/4.0 1/1000 s 100 iso.
Pomeriggio estivo in montagna, le nubi che sembrano correre. I cumuli si formano e si disfano regalando dei giochi che si possono solo intuire a occhio nudo.
1500 fotogrammi, uno ogni 5 secondi, 25 fps. 175x accelerazione della realtà. Full HD.
Sebbene non sia un amante di insetti e aracnidi trovo comunque affascinanti i ragni crociati che si trovano in abbondanza dalle nostre parti. Sono abbastanza piccoli per non riuscire a fotografarli normalmente ma abbastanza grandi per le prime prove con il macro tramite lenti addizionali. Prima o poi sperimenterò i tubi di prolunga.
Eos 20D + 50mm F/1.4 @ F/22 + Lente addizionale +4
Sin da quando ho visto la prima foto di Uluru sul libro di geografia alle medie, mi sono convinto che un giorno o l’altro sarei andato a vederlo.
Le aspettative erano grandiose e non sono state per niente deluse. Avevo talmente mitizzato questa formazione che dall’aereo l’ho vista anche se non era la formazione giusta.
Quando si atterra all’aeroporto di Ayers Rock, se si è seduti a Sinistra si gode della vista di Uluru che sporge dalle strutture aeroportuali mente l’aereo atterra e si muove sulla pista. In ogni caso è possibile vedere la formazione anche dal lato destro ma solo in fase di allineamento alla pista prima della discesa.
Il mio consiglio, se si vuole vedere Ayers Rock e King’s Canyon con la valle del vento è di noleggiare una macchina.
Se si forzano i tempi è possibile arrivare il primo giorno, prendere l’auto in aeroporto, andare a posare i bagagli in albergo, vedere la sera stessa il tramonto su Uluru, svegliarsi prestissimo la mattina (checkout e bagagli in macchina) vedere l’alba su uluru, visitare un pochino i dintorni, pranzare e andare a prendere l’aereo. In meno di 48 ore. Visti i costi delle escursioni, noleggiare una macchina piccola (non serve il 4×4 in nessun caso per vedere Ayers Rock) è più economico di fare le visite guidate.
L’impressione che si ha vedendo spuntare Ayers Rock mentre ci si avvicina è semplicemente grandiosa. Veder spuntare dal nulla questa formazione è proprio speciale.
Il mio consiglio è quello comunque di non perdersi il tramonto e l’alba e soprattutto di non fuggire prima che siano comparse le stelle (stando attenti a non rimanere chiusi nel parco) perché lo spettacolo che offre la natura in questo punto è qualcosa di meraviglioso.
Uluru da lontano è proprio incredibile ma da vicino si capisce perché gli aborigeni attribuissero a quel luogo attributi magici e trascendenti. Sembra di entrare in un’altra dimensione.
Esiste un luogo particolare, per vedere il quale si cammina per qualche centinaio di metri in un piccolo canyon nella formazione fino a raggiungere una pozza d’acqua che scende per ruscellamento per giorni dopo la pioggia e forma una pozza d’acqua che serviva sia per bere che per la caccia. Infatti, essendo l’unica fonte d’acqua accessibile in un territorio molto vasto, gli animali si spingevano spesso per abberverarsi e si inserivano in una trappola naturale nella quale era molto facile catturarli.
Vicino all’inizio del percorso che porta alla pozza d’acqua, si trova una caverna che porta la testimonianza del passaggio delle popolazioni aborigene con dipinti rupestri che lasciano a bocca aperta.
Ma come tutti i viaggi, finiscono e così ho voluto dare un ultimo saluto ad Ayers Rock, anche se per me è solo Uluru.